SCIOPERO ELECTROLUX
Ci sono vertenze che non sono soltanto vertenze aziendali. Sono ferite che attraversano un territorio intero.
Oggi a Cerreto d’Esi, accanto alle lavoratrici e ai lavoratori di Electrolux, c’è una comunità che chiede di essere ascoltata.
Una comunità che non vuole rassegnarsi all’idea che perdere lavoro e produzione sia un destino inevitabile.
Da ex Sottosegretaria al Ministero del Lavoro, e prima ancora da marchigiana, sento particolarmente questa battaglia.
Ho seguito personalmente alcune delle crisi industriali più difficili che hanno colpito le Marche: Elica, Caterpillar, e altre vertenze nelle quali dietro ai numeri degli esuberi c’erano persone, famiglie, professionalità e intere comunità.
Ricordo le giornate trascorse a confrontarmi con lavoratori e rappresentanze sindacali, le preoccupazioni, le richieste, ma anche la determinazione di chi non chiedeva privilegi: chiedeva semplicemente di poter continuare a lavorare.
La vicenda Electrolux riporta oggi tutto questo drammaticamente d’attualità.
Perché quando un grande stabilimento entra in crisi, il problema non riguarda soltanto chi vi lavora direttamente, coinvolge l’indotto, il commercio, le famiglie, i giovani e la capacità stessa di un territorio di immaginare il proprio futuro.
Le Marche hanno già pagato un prezzo troppo alto.
Abbiamo visto fabbriche chiudere, produzioni ridimensionarsi, competenze rischiare di disperdersi.
Abbiamo visto quanto sia difficile ricostruire dopo ciò che si è perso.
Per questo credo che sulle crisi industriali non ci si possa limitare a intervenire quando l’emergenza è già esplosa.
Servono politica industriale, programmazione, investimenti e soprattutto una presenza forte delle istituzioni.
Serve avere ben chiaro che dietro ogni posto di lavoro c’è una persona che ha costruito lì una parte della propria vita.
Oggi la mia vicinanza va dunque ai lavoratori Electrolux, alle loro famiglie, alle organizzazioni sindacali e a tutta la comunità di Cerreto d’Esi.
Mi auguro che questa mobilitazione non rimanga soltanto una giornata di protesta, ma diventi l’inizio di un confronto concreto, serio e determinato.
Perchè difendere il lavoro nelle Marche significa difendere la dignità delle persone e il futuro dei nostri territori.
E su questo non possiamo permetterci di arrenderci.


